LOCKDOWN ALL' 'ITALIANA

già dalla locandina partiamo male..

Ok, me lo dovevo aspettare.
Anzi, a conti fatti ammetto di essere stata anche coraggiosa.
Accolto giustamente ai tempi della sua uscita da pernacchie in ogni dove, passato brevemente al cinema durante la prima, rapida riapertura post-lockdown, probabilmente ha incassato due euro, la settimana scorsa è approdato su Sky. E io, notoria amante del rischio cinematografico, l'ho visto.

Allora, da dove iniziare?
Tralasciamo, ovviamente, ogni commento sull'opportunità, vogliamo dire "etica" di realizzare un film del genere, una sorta di "instant movie" veramente di pessimo gusto, lo ha fatto anche Michael Bay producendo "Songbird", e cerchiamo di analizzarlo (minchia che parolone) con distacco...cosa è e soprattutto, cosa non è "Lockdown all'italiana"?
Non è un film comico. 
Già, "Lockdown all'italiana" non fa, ed ho il sospetto che nemmeno volesse, fare ridere. 
Per fortuna non è nemmeno volgare, non ci sono parolacce e persino il comparto "tette-culi" è soltanto, vagamente, accennato (la vicina prosperosa...Martina Stella che merita, signore santo, due parole a parte...). 
Credo che l'intenzione di Enrico Vanzina fosse quella di fare una satira. 
Ma di fare satira bisogna essere capaci e lui temo non lo sia proprio. 
Non basta mostrare Sordi e  Gassman o far fare la faccetta feroce ad un Ricky Memphis a dir poco imbarazzante, nemmeno far recitare un monologo ad Ezio Greggio, l'unico che ogni tanto ci prova a sollevare un pochino la baracca, ci vuole decisamente di più...
Soprattutto ci vorrebbero attori capaci di recitare. 
E qui veramente è la fiera del nulla. Greggio a parte che, come dicevo, almeno un tantino si impegna, il resto è di una pochezza imbarazzante. Martina Stella su tutti. Scoperta da Muccino, a 36 anni gioca ancora a fare la ragazzetta con la gomma ciancicante a bocca aperta, esemplificazione perfetta della "cagna maledetta" di Ferrettiana memoria. Ricky Memphis, pensare come aveva iniziato e vedere cosa è finito a fare viene da piangere...la tizia che fa sempre la parte della decerebrata o della scornata non pervenuta.
Insomma, una roba più che brutta, squallida, di cui, senza dubbio, si poteva fare a meno.


 

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